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lunedì 2 gennaio 2012
nel Nuorese torna in auge l'abigeato: nel 2011 rubati quasi 4500 capi di bestiame
In aumento i capi di bestiame rubati in Sardegna: è quanto si può dedurre dal report annuale dei carabinieri per le province di Nuoro e Ogliastra che mette a confronto i dati degli ultimi 5 anni. Nel 2008 si sono registrati 140 episodi di reato per 2000 capi rubati; nel 2011 sono diminuiti gli episodi ( 112) ma è aumentato il totale dei capi rubati: quasi 4500 dei quali pochissimi vengono ritrovati. I carabineri sottolineano come la relazione tra i furti di bestiame e i delitti e le vendette sia meno netta che in passato ma comunque ancora spesso presenti.
sabato 13 agosto 2011
Le province in Sardegna: un assurdo costo da abolire. Ma la casta politica può opporsi
Se venisse applicato in Sardegna, il criterio introdotto dal governo che prevede l'accorpamento delle province con meno di 300000 abitanti lascerebbe in vita solo le province di Cagliari e Sassari cancellando le restanti: Nuoro, Olbia Tempio, Oristano, ( queste però con la norma del decreto di salverebbero in quanto aventi un estensione superiore a 3000 km quadrati) Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias. Ma alla Sardegna come Regione a Statuto speciale è assegnata una competenza legislativa esclusiva in materia di "ordinamento degli enti locali e relative circoscrizioni" (art 4 lettera b Statuto). Lo Statuto è una norma di rango costituzionale e già la Consulta ha riconosciuto alla Regione la competenza nell'istituzione di nuove province. Dunque il Consiglo regionale potrebbe opporsi e derogare a quanto stabilito dal decreto del governo, mantenendo in vita tutte le province e i 98 comuni con meno di 1000 abitanti esistenti nell'isola.
Fatte salve queste considerazioni di diritto, sarebbe opportuno provvedere alla cancellazione delle province, costosi carrozzoni burocratici utili a distribuire poltrone a politici trombati e posti di lavoro pubblici a clienti e ruffiani dei partiti. Non a caso la norma che nel 2001 istituì quattro nuove province fu approvata con voto bipartisan. Non è accettabile che una Regione di un milione e mezzo di abitanti abbia otto province e un Consiglio regionale di 80 membri, un numero pari alla Lombardia e inferiore solo alla Sicilia, entrambe molto più popolate della Sardegna. E' giunto il momento che la casta politica sarda dia un taglio ai suoi privilegi e ritorni sulla terra per confrontarsi con i problemi quotidiani dei comuni mortali.
Fatte salve queste considerazioni di diritto, sarebbe opportuno provvedere alla cancellazione delle province, costosi carrozzoni burocratici utili a distribuire poltrone a politici trombati e posti di lavoro pubblici a clienti e ruffiani dei partiti. Non a caso la norma che nel 2001 istituì quattro nuove province fu approvata con voto bipartisan. Non è accettabile che una Regione di un milione e mezzo di abitanti abbia otto province e un Consiglio regionale di 80 membri, un numero pari alla Lombardia e inferiore solo alla Sicilia, entrambe molto più popolate della Sardegna. E' giunto il momento che la casta politica sarda dia un taglio ai suoi privilegi e ritorni sulla terra per confrontarsi con i problemi quotidiani dei comuni mortali.
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giovedì 9 settembre 2010
La candidatura del Trenino verde a patrimonio dell'umanità dell' Unesco
I 40 sindaci dei comuni attraversati dal trenino verde si sono ritrovati a Sadali per proporre un accordo di programma per il parco ferroviario
Tra le richieste prioritaria l'inoltro all'Unesco della domanda per il riconoscimento del Trenino come bene patrimonio per l'umanità. Accordo sulla necessità di portare la stagione turistica fino al 31 ottobre ( attualmente chiude il 12 settembre) e di garantire un viaggio quotidiano sulla tratta Mandas- Sadali e settimanale sulla Isili-Sorgono.
Il sindaco di Mandas Umberto Oppus ha sottolineato come il trenino possa costituire un'opportunità di rilancio per le regioni interne.
Verrà sollecitata la destinazione agli enti locali di beni non più utilizzati dalle ferrovie e richiesto all' assessore ai trasporti Liliana Lorettu di adoperarsi per creare e promuovere percorsi turistici storico-ambientali.
domenica 8 giugno 2008
Maria Ausilia Piroddi al centro del primo sistema mafioso in Sardegna
Per la prima volta in Sardegna avvien una condanna per mafia. Maria Ausilia Piroddi, l’ex segretaria della Cgil Ogliastra condannata all’ergastolo perché ritenuta mandante di due omicidi è sta condannata a 17 anni e tre mesi per associazione di stampo mafioso assieme al suo amante Adriano Pischedda
Altri sette imputati - Sebastiano Puggioni, Mario Cabras, Giuseppe Carta, Sandro Demurtas, Enrico Deiola, Giampaolo Locci e Vittorio Salis - sono colpevoli di aver partecipato all'associazione criminale, una responsabilità non di vertice, comunque forte, che si tramuta però in pene complessivamente più lievi rispetto alle richieste della Procura generale ma molto più elevate in confronto al giudizio di primo grado.
Così è stata ricostruita la storia di bombe che ha colpito Barisardo dal 1996 al 1998: per l'accusa l'ex segretaria della Cgil voleva-doveva diventare sindaco, provare a fermarla equivaleva a rischiare la pelle.
La Piroddi era la mente di un un manipolo di delinquenti, pronti a tutto pur di prendersi il governo e gestire gli appalti pubblici di una prossima edificazione turistica. Per l'accusa ci sono le armi «che riconducono tutte allo stesso gruppo criminale e legano gli attentati all'omicidio del sindacalista Franco Pintus» per il quale la Piroddi ha preso l'ergastolo come mandante. Ci sono i racconti dettagliati della collaboratrice di giustizia Donatella Concas «giudicata credibile in altri due processi, fino alla Cassazione» che regge «all'interrogatorio di due pubblici ministeri e a quattro udienze di controesame da parte di uno stuolo di avvocati qualificati e agguerriti». La Concas che registra nella mente le confidenze degli amici Pischedda, Mario Cabras e Giampaolo Locci e le riferisce («fedelmente») ai magistrati.
C'è il movente: l'ambizione sfrenata, l'ansia della Piroddi «determinata a riprendersi un ruolo di potere dopo che la Cgil l'aveva emarginata». Dunque non più solo una somma di attentati, separati uno dall'altro e riconducibili a responsabilità individuali come aveva in sostanza concluso il tribunale di Lanusei. Ma «un'organizzazione dotata di un arsenale, quello che verrà scoperto al campeggio 'Ultima spiaggia', un'organizzazione ispirata da un movente comune». Un partito trasversale, con la Piroddi che un tempo mostrava il pugno per salutare i compagni del Pci e poi lo usa per colpire chiunque ostacoli il suo cammino. Il capo era lei. Gli altri, con compiti e poteri diversi, affiancavano ubbidienti la sua ascesa esplosiva.
i due ergastoli definitivi inflitti alla Piroddi e al suo clan per gli omicidi del sindacalista Franco Pintus e del forestale Pierpaolo Demurtas, sono «estremamente importanti» per consolidare l'impianto accusatorio del processo Tuono. Il quadro le è lo stesso, i fatti sono strettamente collegati e dimostrano - per l'accusa - un disegno preciso e condiviso dagli imputati: influire sul voto delle elezioni comunali, tagliare fuori gli avversari del centrosinistra per aprire la strada a una lista civica dove la presenza di un'ex comunista militante come la Piroddi deve conciliarsi con quella di esponenti di Alleanza Nazionale e di Forza Italia: «Esserci riusciti - ha sostenuto il pg Pelagatti - significa aver condotto un lungo lavoro di preparazione, un lavoro destinato a guadagnarsi la credibilità all'interno di un centrodestra ignaro della caratura criminale della candidata a sindaco...».
L'attentato a Giuseppe Fanni, esponente di punta dell'allora Ppi, segna per l'accusa «l'avvio della campagna di intimidazioni». Ed è proprio Fanni «a riconoscere subito la matrice politica di quelle dodici fucilate sparate ad altezza d'uomo contro la finestra della sua cucina». Fanni abbandonerà la politica per dedicarsi solo al sindacato e per il pg il 'partito' della Piroddi andrà avanti con la strategia della violenza: «Non solo attentati, ma precisi atti politici che trovano ampia e puntualissima eco sulla stampa». Compresi quelli, realizzati a tavolino, contro la stessa Piroddi che cerca di assumere artificialmente un ruolo antagonista rispetto a chi si affida alla politica delle bombe.
Fonte: la Nuova Sardegna (7 giugno 2008)
Altri sette imputati - Sebastiano Puggioni, Mario Cabras, Giuseppe Carta, Sandro Demurtas, Enrico Deiola, Giampaolo Locci e Vittorio Salis - sono colpevoli di aver partecipato all'associazione criminale, una responsabilità non di vertice, comunque forte, che si tramuta però in pene complessivamente più lievi rispetto alle richieste della Procura generale ma molto più elevate in confronto al giudizio di primo grado.
Così è stata ricostruita la storia di bombe che ha colpito Barisardo dal 1996 al 1998: per l'accusa l'ex segretaria della Cgil voleva-doveva diventare sindaco, provare a fermarla equivaleva a rischiare la pelle.
La Piroddi era la mente di un un manipolo di delinquenti, pronti a tutto pur di prendersi il governo e gestire gli appalti pubblici di una prossima edificazione turistica. Per l'accusa ci sono le armi «che riconducono tutte allo stesso gruppo criminale e legano gli attentati all'omicidio del sindacalista Franco Pintus» per il quale la Piroddi ha preso l'ergastolo come mandante. Ci sono i racconti dettagliati della collaboratrice di giustizia Donatella Concas «giudicata credibile in altri due processi, fino alla Cassazione» che regge «all'interrogatorio di due pubblici ministeri e a quattro udienze di controesame da parte di uno stuolo di avvocati qualificati e agguerriti». La Concas che registra nella mente le confidenze degli amici Pischedda, Mario Cabras e Giampaolo Locci e le riferisce («fedelmente») ai magistrati.
C'è il movente: l'ambizione sfrenata, l'ansia della Piroddi «determinata a riprendersi un ruolo di potere dopo che la Cgil l'aveva emarginata». Dunque non più solo una somma di attentati, separati uno dall'altro e riconducibili a responsabilità individuali come aveva in sostanza concluso il tribunale di Lanusei. Ma «un'organizzazione dotata di un arsenale, quello che verrà scoperto al campeggio 'Ultima spiaggia', un'organizzazione ispirata da un movente comune». Un partito trasversale, con la Piroddi che un tempo mostrava il pugno per salutare i compagni del Pci e poi lo usa per colpire chiunque ostacoli il suo cammino. Il capo era lei. Gli altri, con compiti e poteri diversi, affiancavano ubbidienti la sua ascesa esplosiva.
i due ergastoli definitivi inflitti alla Piroddi e al suo clan per gli omicidi del sindacalista Franco Pintus e del forestale Pierpaolo Demurtas, sono «estremamente importanti» per consolidare l'impianto accusatorio del processo Tuono. Il quadro le è lo stesso, i fatti sono strettamente collegati e dimostrano - per l'accusa - un disegno preciso e condiviso dagli imputati: influire sul voto delle elezioni comunali, tagliare fuori gli avversari del centrosinistra per aprire la strada a una lista civica dove la presenza di un'ex comunista militante come la Piroddi deve conciliarsi con quella di esponenti di Alleanza Nazionale e di Forza Italia: «Esserci riusciti - ha sostenuto il pg Pelagatti - significa aver condotto un lungo lavoro di preparazione, un lavoro destinato a guadagnarsi la credibilità all'interno di un centrodestra ignaro della caratura criminale della candidata a sindaco...».
L'attentato a Giuseppe Fanni, esponente di punta dell'allora Ppi, segna per l'accusa «l'avvio della campagna di intimidazioni». Ed è proprio Fanni «a riconoscere subito la matrice politica di quelle dodici fucilate sparate ad altezza d'uomo contro la finestra della sua cucina». Fanni abbandonerà la politica per dedicarsi solo al sindacato e per il pg il 'partito' della Piroddi andrà avanti con la strategia della violenza: «Non solo attentati, ma precisi atti politici che trovano ampia e puntualissima eco sulla stampa». Compresi quelli, realizzati a tavolino, contro la stessa Piroddi che cerca di assumere artificialmente un ruolo antagonista rispetto a chi si affida alla politica delle bombe.
Fonte: la Nuova Sardegna (7 giugno 2008)
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