I pastori sardi che sono andati per manifestare pacificamente a Roma per far sentire le loro ragioni sono stati preventivamente allontanati con la forza al loro sbarco nel porto di Civitavecchia.
Perché tanta rigidità nei confronti di un gruppo di 200 persone che dato il loro esiguo numero non poteva certamente rappresentare una minaccia all'ordine pubblico? La sensazione è che siano stati trattati così duramente proprio perchè le loro rivendicazioni suscitano al massimo solidarietà e simpatia ma non impensieriscono i detentori del potere. E' solo con i figli di un Dio minore che si può usare la mano pesante
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mercoledì 29 dicembre 2010
giovedì 10 settembre 2009
A la maddalena il contentino del "vertice" tra Berlusconi e Zapatero
Da oggi si svolgerà a la Maddalena l'incontro Italia-Spagna tra Berlusoconi e Zapatero. L'ennesimo contentino dopo lo scippo del G8 con la concessione di un vertice di second'ordine che mediatica mente attrae poco. Se da qui deve partire il rilancio del turismo maddalenino stiamo freschi.
Nel frattempo i lavori per la riconversione civile dell'ex Arsenale sono stati affidati alla ditta Marcegaglia. Una carineria per ingraziarsi il presidente di Confindustria. Eppure esistevano le società galluresi in grado di svolgere adeguatamente il compito
Nel frattempo i lavori per la riconversione civile dell'ex Arsenale sono stati affidati alla ditta Marcegaglia. Una carineria per ingraziarsi il presidente di Confindustria. Eppure esistevano le società galluresi in grado di svolgere adeguatamente il compito
mercoledì 27 maggio 2009
I morti della Saras. La sicurezza sul lavoro piaga che affligge anche la Sardegna
Anche la Saras miete le sue vittime. Nella raffineria di Sarroch, la più grande d'Europa, considerata sinora molta sicura sono morti tre operai di una ditta incaricata della manutenzione impianti, soffocati dalle esalazioni di azoto sprigionatesi nella cisterna in cui si era calati per la pulizia. E' proprio questo il nocciolo del problema: anche le aziende più importanti per risparmiare tendono sempre più ad esternalizzare attività dando incarichi a società esterne che tendono a non investire adeguatamente nella sicurezza e nell'addestramento dei propri dipendenti. la situazione di precarietà in cui erano costretti a lavorare i dipendenti delle ditte appaltatrici della Saras con i conseguenti turni massacranti erano già stati denunciati dal video documentario "Oil". Sarà la magistratura ovviamente a stabilire le responsabilità. Ma questo ed altri incidenti sul lavoro indicano come sia necessaria maggiore severità perché non si può fare economia sulla pelle delle persone.
venerdì 15 maggio 2009
Cappellacci rassicura la Maddalena. Alle parole seguano i fatti
Il presidente della regione Sardegna cappellacci sostiene che non verrà perso nemmeno un euro delle opere da realizzare previste per il G8 a la Maddalena. Le ultime parole famose. Quale attendibilità può avere questa rassicurazione pronunciata dalla stessa persona che non era stata neppure avvertita dal presidente del Consiglio che l'avvenimento su cui la Sardegna aveva investito da mesi gli veniva improvvisamente tolta? Ben poca per ora. Sarà la verifica dei fatti a dirci come andranno davvero le cose. Cappellacci è ben lungi sinora dal dimostrarsi all'altezza del suo ruolo: il credito da dare alle sue parole è già cessato.
sabato 25 aprile 2009
G8: Le rassicurazioni di Berlusconi ai sardi e la passività della Giunta Cappellacci
Blitz del presidente Berlusconi in Sardegna pronto a rassicurare circa l'esecuzione delle opere previste per il g8 dopo che quest'ultimo è stato repentinamente trasferito senza informare prima alcun membro della Giunta. Sono bastate queste generiche rassicurazioni del Capo a far scattare sull'attenti tutti i principali esponenti regionali del PDL, tranne Giorgio Massidda a cui va dato atto di continuare a giudicare la sottrazione dell'evento a La maddalena un qualcosa di inacettabile. Bontà sua il presidente Cappellacci si sente tranquillizzato dalle parole di Berlusconi. Evidentemente al buon Ugo è sufficente tenere il sederino attaccato alla poltrona di viale Trento. Il fatto che nella vicenda abbia contato come il due di picche a briscola per lui evidentemente è già acqua passata. I sardi che non vogliono essere subbi dei mutevoli umori d'Oltretirreno invece qualche dubbio continuano a porselo. Anzitutto sulla statura politica proprio del Presidente della Giunta. Il principale interrogativo su Cappellacci riguardava proprio la sua capacità di avere autonomia di visione rispetto al Cavaliere: quanto successo in questi giorni non depone certo a suo favore. Tanto più che Berlusconi ha detto cose ovvie: ci mancherebbe altro che le opere pubbliche già in fase di costruzione venissero realizzate a metà. In caso contrario lo spreco di denaro pubblico sarebbe enorme. Rimane il fatto politico di una giunta che è stata prima ignorata nel momento in cu si doveva prendere una decisione di importanza strategica per l'Isola e dopo ha accettato il fatto compiuto con una arendevolezza che lascia sconcertanti.
Si è passati dal pescecane travestito da spigola ( Soru) alla seppia cucinata ad Arcore ( Cappellacci. Questo il menù servito dalla politica sarda. Ai sardi rimane la dignità di esprimere dubbi sulla digeribilità delle pietanze.
Si è passati dal pescecane travestito da spigola ( Soru) alla seppia cucinata ad Arcore ( Cappellacci. Questo il menù servito dalla politica sarda. Ai sardi rimane la dignità di esprimere dubbi sulla digeribilità delle pietanze.
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giovedì 23 aprile 2009
Il G8 via dalla Sardegna: mancanza di rispetto per i sardi, presa in giro anche per i terremotati d'Abruzzo
Ha ragione di Pietro: la decisione di trasferire il g8 a L'Aquila è una marchetta politica. Inutile per di più: i terremotati avrebbero bisogno di una attenzione focalizzata alla quotidianità della ricostruzione invece che lo specchietto per le allodole dei grandi eventi. Dannosa per i sardi invece che sul G8 hanno investito tante energie e che a pochi mesi dall'avvenimento se lo vedono scippare per mere ragioni propagandistiche. Il presidente della Regione Capellacci dovrebbe spiegare se è questa l'attenzione tanto sbandierata in campagna elettorale che il governo nazionale intendeva manifestare per i problemi dell'Isola. ma la risposta non potrà che essere interlocutoria. Infatti Berlusconi ha candidamente ammesso di non averlo nemmeno consultato nel prendere la decisione del trasferimento. In mancanza di convincenti motivazioni questa idea del Cavaliere non può che qualificarsi come una presa in giro sia per i sardi che per i terremotati d'Abruzzo
lunedì 16 marzo 2009
Giunta Cappellacci: la lottizzazione dei posti pubblici imperversa nel dibattito politico
Poltrone, poltrone, Poltrone. il dibattito di queste prime settimane di giunta Cappellacci verte quasi sempre sull'assegnazione dei posti da assegnare ai vari componenti della coalizione. Il criterio è il solito: quello della lottizzazione. Al centro delle preoccupazione del centro-destra non sembra esserci tanto il destino dell'Euralluminia, e quello del lavoro in generale, o la scuola e l'università per le speranze dei giovani, ma le poltrone. Le discussioni non riguardano solo il prestigioso scranno di presidente del Consiglio Regionale, ma ci si accapiglia che per i posti nelle varie commissioni. E si olezzano anche le prime tensioni per la redistribuzione degli incarichi, in Enti, Asl e altre strutture regionali. Mentre la crisi si accentua e la disoccupazione avanza inesorabile ad intaccare la serenità delle famiglie sarde, i politici sardi sprecano tempo e energie in questioni che potevano e dovevano essere affrontate e risolte già da tempo. Speriamo sia solo una prima errata impressione ma finora occorre sottolineare che rispetto al passato recente nulla di nuovo si intravede. Putroppo.
martedì 17 febbraio 2009
Elezioni in Sardegna: la vittoria di Cappellacci e le ragioni della sconfitta di Soru
L'analisi della vittoria di Cappellacci nasce prima di tutto dalle ragioni che hanno causato il tonfo di Soru. Mister Tiscali si è caratterizzato per una politica centralistica : le linee direttive della sua politica sono state portate avanti ignorando le istanze provenienti dal basso. Senza questo necessario coinvolgimento delle realtà locali anche provvedimenti dagli intendimenti meritori come la legge salva costa sono stati avvertiti come un imposizione burocratica slegata dai bisogni sentiti come reali dalle popolazioni. La politica di Soru è stata spesso anche pasticciata e poco trasparente: la vicenda Saatchi & Saatchi e la tassa sul lusso bocciata dalla Corte Costituzionale ne sono degli esempi illuminanti. Di fronte a questo modo discutibile di governare emergevano i primi dissensi: sarebbe stato logico consentire a essi di esprimersi liberamente in modo di verificare l'effettivo consenso del governatore da parte della base e prendere in considerazione la possibilità di trovare delle alternative a in vista delle elezioni. Invece, complice l'acquisto dell'Unità da parte di Soru, questo dibattito interno è stato soppresso sul nascere con l'emarginazione dei dissidenti. In questo modo non solo si è impedita la necessaria verifica preventiva dell'operato di Soru, ma la sua stessa figura veniva proiettata con la luce opaca tipica del centralismo democratico di marca autoritaria e le stesse voci dissonanti non potendo esprimersi apertamente remavano contro la candidatura Soru in maniera sotterranea.
Questi elementi sono sufficienti a comprendere come la vittoria di Cappellacci sia stata sopratutto un no alla politica di Soru. Capellacci dovrà dimostrare dunque di avere una sua identità, un suo spessore politico che lo possa identificare come un vero difensore degli interessi della Sardegna. E per questo dovrà necessariamente smarcarsi in parte dal principale artefice del suo successo: Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere consentirà al suo delfino di camminare da solo? Di sicuro i sardi non amano le persone eterodirette e se Cappellacci rimarrà nient'altro che un mero esecutore di volontà proveniente da Oltre Tirreno, è chiaro che il suo periodo di gloria terminerà in breve tempo e a lui sarà riservato lo stesso destino di Mauro Pili: l'oblio.
sabato 14 febbraio 2009
Tra Cappellacci e Soru non resta che scegliere il meno peggio
La campagna elettorale che si è conclusa ieri è stata molto deludente. Cappellacci è apparso un candidato troppo dipendente da un Berlusconi onnipresente ai suoi comizi e qualora venga eletto c'è da chiedersi di quale grado di autonomia possa godere nell'esercitare il proprio ruolo. L'incognita sulla sua statura politica che aleggiava al momento della sua designazione si è a oggi persino accresciuta e con essa le perplessità di tenere ben salde le redini di una coalizione i cui luogotenenti scalpitano, finora tenuti a freno dalla leadership del cavaliere non certo dal carisma dell'aspirante governatore. Ciò nonostante alla fine Cappellacci potrebbe farcela grazie ai demeriti del presidente della Giunta uscente. Renato Soru nei cinque anni di mandato ha lasciato perplessi molti esponenti del suo stesso schieramento e si è guadagnato la ricandidatura in virtù più del credito di cui gode presso l'intellighenzia di sinistra a livello nazionale ( anche grazie all'acquisto dell'Unità), che per gli effettivi risultati raggiunti nella sua esperienza di governo. Soru ha impostato la sua campagna snobbando il suo avversario ed enfatizzando la sua presunta diversità da Berlusconi. In realtà però viste lo stato di difficoltà in cui versano le sue aziende non è improprio il sospetto che anche lui stia usando la politica come strumento per curare i propri interessi personali. Soru è però forte proprio nell'elemento in cui Cappellacci risulta più fragile: l'indipendenza dalle logiche di partito. Mentre la presenza di berlusconi per Cappellacci era indispensabile, per Soru Veltroni è stata nulla di più che un elemento di supporto che non ha certo messo in discussione l'autonomia del candidato del centro sinistra
Da figure così sbiadite non era certo lecito attendersi fuochi d'artificio per ciò che concerne i programmi. Tanto pompose nelle affermazioni di principio quanto fumose riguardo i sistemi concreti con cui realizzarle, le proposte dei contendenti non saranno certamente l'elemento che determinerà l'esito delle elezioni. A parte il solito zoccolo duro che darà il suo voto più per ragioni di fede ad essere decisiva sarà la scelta di coloro che esprimeranno razionalmente la preferenza a favore del meno peggio. O forse la bilancia penderà dalla parre di quello schieramento che vedrà tra le sue fila meno disillusi intenzionati a disertare le urne. Sarà infatti interessante verificare l'intensità dell'astensionismo e cercare di capire se esso coinvolgerà più elettori di sinistra o di destra.
Un'ultima riflessione: la scelta di non occuparmi degli schieramenti minori è dovuta non solo a ragioni di tempo ma anche dalla convinzione che essi in questa tornata elettorale non avranno alcun peso apprezzabile. E in politica le presenze velleitarie equivalgono alle assenze.
Da figure così sbiadite non era certo lecito attendersi fuochi d'artificio per ciò che concerne i programmi. Tanto pompose nelle affermazioni di principio quanto fumose riguardo i sistemi concreti con cui realizzarle, le proposte dei contendenti non saranno certamente l'elemento che determinerà l'esito delle elezioni. A parte il solito zoccolo duro che darà il suo voto più per ragioni di fede ad essere decisiva sarà la scelta di coloro che esprimeranno razionalmente la preferenza a favore del meno peggio. O forse la bilancia penderà dalla parre di quello schieramento che vedrà tra le sue fila meno disillusi intenzionati a disertare le urne. Sarà infatti interessante verificare l'intensità dell'astensionismo e cercare di capire se esso coinvolgerà più elettori di sinistra o di destra.
Un'ultima riflessione: la scelta di non occuparmi degli schieramenti minori è dovuta non solo a ragioni di tempo ma anche dalla convinzione che essi in questa tornata elettorale non avranno alcun peso apprezzabile. E in politica le presenze velleitarie equivalgono alle assenze.
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