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venerdì 7 settembre 2012
La Crisi economica: la nuova scusa del Consiglio regionale sardo per non cancellare le province
La crisi economica diventa l'alibi per rimandare la cancellazione delle province secondo quando stabilito dal referendum del 6 maggio. La Sardegna da Porto Torres fino al Sulcis affronta il dramma della mancanza di lavoro e prospettive? Ed ecco che il presidente della commissione Autonomia del Consiglio regionale, Paolo Maninchedda coglie la palla al balzo e rinvia la riunione che doveva discutere proprio del riordino delle province. Secondo l'esponente sardista l'argomento non sarebbe una priorità e tutte le energie andrebbero concentrate verso la questione economica. Un'iniziativa che non trova alcuna giustificazione giacchè per il Consiglio regionale, che per inciso non si distingue certo per attivismo, si tratta di prendere nota della volontà espressa dei sardi che proprio Maninchedda in quanto rappresentante del popolo sardo avrebbe il dovere primario di rispettare, evitando ogni ulteriore ostruzionismo che ne ostacoli la piena attuazione.
mercoledì 9 maggio 2012
I sardi dicono si ai referendum anti-casta: niente più province e cda di enti regionali.
Una buona e una cattiva notizia dai referendum anticasta. L'aspetto positivo è che con il superamento del quorum e il massiccio Si ( con punte del 97%) a favore dell'abrogazione di province , cda di enti regionali e della riduzione di numero e stipendi dei consiglieri regionali, i sardi hanno dato danno un esempio a tutta Italia sulla possobilità di ridurre i costi della politica e della pubblica amministrazione. Tuttavia la soddisfazione è mitigata dal constatare che solo il 35,5% ( il quorum era del 33%) degli elettori sono andati a votare: ciò significa che coloro che si sono mobilitati per il cambiamento restano una minoranza.
Osserva Sergio Rizzo sul Corriere che le nuove province erano un istituto difficilmente difendibile: la più grande Olbia-Tempio ha 157 mila abitanti, La più piccola, Ogliastra, non arriva a 58 mila. Ciascuna di esse ha due capoluoghi di provincia ( Lanusei in Ogliastra arriva a malapena a 5000 abitanti). Le loro spese superano il centinaio di milioni di euro totali ( secondo i rispettivi bilanci di previsione: Medio capidano 23 milioni; Carbonia-iglesias 23 milioni; Ogliastra 17 milioni; olbia-tempio 58 milioni) e nel frattempo anche la vecchia provincia di Cagliari ha incrementato i propri costi: 172 milioni dai 133 del 2005.
Ma non c'erano solo i referendum tagliaspese: i sardi si sono pronunciati a favore anche di alcuni i punti "programmatici come l'obbligo di primarie per la scelta dei candidati a presidente di Regione e l'elezione di un assemblea costituente per un nuovo Statuto che possono aprire importanti spazi alla partecipazione democratica e favorire un rapporto più diretto e trasparente del cittadino con le isitutuzioni rappresentative.
Osserva Sergio Rizzo sul Corriere che le nuove province erano un istituto difficilmente difendibile: la più grande Olbia-Tempio ha 157 mila abitanti, La più piccola, Ogliastra, non arriva a 58 mila. Ciascuna di esse ha due capoluoghi di provincia ( Lanusei in Ogliastra arriva a malapena a 5000 abitanti). Le loro spese superano il centinaio di milioni di euro totali ( secondo i rispettivi bilanci di previsione: Medio capidano 23 milioni; Carbonia-iglesias 23 milioni; Ogliastra 17 milioni; olbia-tempio 58 milioni) e nel frattempo anche la vecchia provincia di Cagliari ha incrementato i propri costi: 172 milioni dai 133 del 2005.
Ma non c'erano solo i referendum tagliaspese: i sardi si sono pronunciati a favore anche di alcuni i punti "programmatici come l'obbligo di primarie per la scelta dei candidati a presidente di Regione e l'elezione di un assemblea costituente per un nuovo Statuto che possono aprire importanti spazi alla partecipazione democratica e favorire un rapporto più diretto e trasparente del cittadino con le isitutuzioni rappresentative.
mercoledì 2 maggio 2012
Referendum anti province: anche il tribunale di Cagliari respinge il ricorso dell'UPS
Il tribunale di Cagliari respinge anche l'ultimo ricorso contro i referendum anticasta: domenica 6 maggio si voterà regolarmente per tutti e dieci i quesiti, compresi quelli sull'abolizione delle quattro Province regionali istituite nel 2000.
L'ennesimo ricorso dell'Ups (Unione Province Sarde) era stato presentato al Tribunale di Cagliari dopo il pronunciamento del Tar Sardegna che aveva sancito il difetto di competenza del Tribunale amministrativo. Il giudice Maria Teresa Spanu però non ha condiviso l'interpretazione dei ricorrenti: le nuove Province di Carbonia-Iglesias, Ogliastra, Medio Campidano e Olbia-Tempio nate con legge regionale, sono abrogabili come qualsiasi altra legge regionale con un referendum. Cade così, dunque, l'eccezione di costituzionalità dell'UPS secondo cui per abrogare le nuove province sarebbe stato necessario una procedura legislativa rafforzata. I sardi saranno dunque chiamati a pronunciarsi su 10 quesiti referendari, il 6 maggio prossimo, come stabilito dal decreto del presidente della Giunta Ugo Cappellacci, cinque abrogativi e 5 consultivi; i temi dei quesiti sono l'abolizione delle province ( referendum abrogativo per le nuove province, consultivo per quelle storiche), l'elezione diretta del presidente della Regione attraverso le primarie, la riscrittura dello statuto sardo, sull'indennita' spettante ai membri del Consiglio regionale della Sardegna e il rimborso delle spese di segreteria, all'abolizione dei consigli di amministrazione degli Enti strumentali della Regione e alla riduzione del 50% dei consiglieri regionali, ovvero da 80 a 40. Il quorum necessario per conferire validità alla consultazione referendaria è del 33% dei votanti.
venerdì 20 aprile 2012
Si al referendum del 6 maggio sulle province: il Tar respinge il ricorso dell'UPS
Si terranno regolarmente il 6 maggio i quattro referendum per l'abrogazione delle nuove quattro province sarde e per la cancellazione delle province storiche. E' quanto ha deciso il Tar della Sardegna respingendo per incompatibilità il ricorso presentato dall'Unione delle Province sarde (Ups). Nella sentenza i giudici amministrativi accolgono la tesi difensiva della Regione e del comitato promotore secondo cui competente per giurisdizione è il giudicie ordinario. Ma i tempi per presentare un nuovo ricorso non ci sono per cui i cittadini sardi potranno recarsi alle urne nella data già prefissata.
domenica 4 marzo 2012
"Referendum illegittimo" le province sarde ricorrono al TAR
Le province sarde considerano illegittimo il decreto con cui il presidente Cappellacci ha indetto il prossimo referendum per la cancellazione delle province sarde. E così il direttivo dell'UPS, unione delle province sarde, ha deciso di ricorrere al Tar per chiedere l'annullamento del decreto adottato in virtù della legge 20 del 1957, norma che a loro dire che non può essere applicata in quanto rimanda all'art 32 dello Statuto espressamente abrogato dalla legge costituzionale 2/2001. Per l'Ups proprio questa norma ha devoluto la competenza a disciplinare il funzionamento dei referendum abrogativi alla legge statutaria mai abrogata. Reazione di sconcerto da parte del movimento referendario che ha raccolto 30000 firma per lo svolgimento del referendum: "le province hanno paura che la volontà dei sardi le travolga con una montagna di Si che ne certifichino la sostanziale inutilità". Anche Cappellacci ha criticato il ricorso dell'UPS:" Si dia la parola ai sardi. le istituzioni devono essere conformi alle esigenze della comunità"
venerdì 10 febbraio 2012
Via libera ai referendum regionali per l'abrogazione delle province e i costi della politica
L'ufficio regionale per i referendum ha esaminato e dato il via libera a tutti i 10 quesiti proposti dal comitato per Cambiare la Sardegna". Tra questi, 5 sono per l'abrogazione della province ( quattro abrogativi per la cancellazione delle nuove province, uno consultivo per l'eliminazione delle province tradizionali di Cagliari Sassari, Nuoro e Oristano); gli altri riguardano la riscrittura dello Statuto attraverso un'assemblea costituente da eleggere a suffragio universale, la cancellazione di enti e agenzie regionali, la riduzione a 50 del numero di consiglieri regionali, primarie per l'elezione del presidente della Regione. Secondo la legge le consultazioni dovranno tenersi in una domenica compresa nel periodo tra il 1 aprile e il 10 giugno. Soddisfazione nel comitato promotore che annovera tra le sue fila oltre 700 amministratori degli enti locali. "Questi referendum potranno cambiare davvero la politica in Sardegna, semplificando il sistema istituzionale e mettendo di nuovo al centro i cittadini" ha affermato il leader dei riformatori Massimo Fantola.
sabato 10 dicembre 2011
Il movimento referendario sardo raggiunge 5000 firme per i suoi dieci quesiti
Il movimento referendario sardo ha annunciato di aver già raccolto 5000 firme per i dieci referrendum che a detta dei promotori "cambieranno la Sardegna". L'obiettivo è raddoppiare il numero di sottoscrizioni prima di Natale. I dieci quesiti riguardano l'abolizione delle Province e della legge regionale che determina il numero e l'indennita del consiglieri regionali (referendum abrogativi); l'abrogazione del voto segreto in Consiglio regionale, dei consigli di amministrazione degli enti regionali, e l'elezione di un'assemblea costituente per la scrittura del nuovo Statuto dell'autonomia (referendum consultivi).
martedì 14 giugno 2011
Con il si al refrendum sull'acqua mano libera ad Abbanoa
Anche in Sardegna il SI ai referendum sull'acqua ottengono percentuali bulgare: 98 % sia per quello relativo alla gestione del servizio pubblico sia per quello sulla remunerazione del capitale investito. Le ipotesi sono due: o i sardi sono soddisfati di Abbanoa, società a capitale internamente pubblico che ha in pratica il monopolio della gestione dell'acqua nell'isola, responsabile di continui disservizi e carica di centinaia di milioni di euro di debiti, o non hanno capito che con il loro SI hanno dato il consenso al mantenimento dello status quo. Con l'aggravante che poichè è stata abrogata l'obbligatorietà del ricorso all'evidenza pubblica, l'assegnazione delle concessioni dei servizi pubblici ( non solo quello dell'acqua) potrà essere effettuata da parte degli senza alcuna gara d'appalto e con modalità totalmente arbitraria.
Insomma: un gran bel passo avanti in direzione dell'efficenza
Insomma: un gran bel passo avanti in direzione dell'efficenza
lunedì 16 maggio 2011
Il referendum decreta un plebiscito antinucleare nell'isola
Il responso del referendum consultivo è un plebiscito antinucleare in Sardegna: altre il 97% di coloro che si è recato a votare si è espresso contro la presenza di centrali e lo smaltimento di rifiuti nucleari nell'isola. Il recente disastro giapponese ma sopratutto la vicende dell'inquinamento radioattivo nel salto di Quirra sono stati probabilmente decisivi nel determinare l'orientamento dell'opinione pubblica sarda.
Resta irrisolto il problema di come approvvigionarsi di energia a basso costo. Senza un piano energetico non si può pensare di affrontare lo spinoso tema del rilancio economico e delle ripresa occupazionale.
Resta irrisolto il problema di come approvvigionarsi di energia a basso costo. Senza un piano energetico non si può pensare di affrontare lo spinoso tema del rilancio economico e delle ripresa occupazionale.
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lunedì 22 giugno 2009
In Sardegna minimo storico di affluenza per il referendum elettorale: 12%
L'elettorato sardo conferma la sua idiosincrasia per le urne. Nell'isola si è recato a votare per il referendum appena il 12,17% degli aventi diritto. La Sardegna risulta essere come per le europee la regione con la più bassa affluenza. La provincia in cui si è votato di più ( si fa per dire...) è quella di Sassari con il 14,77%, quella con meno votanti Olbia - Tempio con il 9,26%.
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